CASO EMANUELA ORLANDI / DICHIARAZIONI, FATTI E CIRCOSTANZE SOSPETTE

| 13 Gennaio 2023 | 0 Comments

CE N’E’ DA INDAGARE…

di Flora Fina.______

E’ la prima volta che il Vaticano apre un’inchiesta, perché noi la notizia la conosciamo solo tramite gli organi di stampa, a noi il Vaticano non ha comunicato nulla, né è uscito nulla dalla Sala Stampa Vaticana. […] Loro non hanno mai voluto fare delle indagini, perché secondo loro, Emanuela era scomparsa sul suolo italiano, e quindi doveva occuparsene la magistratura italiana. La verità è che loro non hanno mai voluto collaborare: noi abbiamo fatto tantissime richieste, dal 2017, addirittura c’è stato un periodo in cui ne depositavo una al giorno, e veniva poi portata ogni volta su da Diddi.

Esordisce così Pietro Orlandi ( nella foto), fratello di Emanuela, nella puntata di Chi l’ha Visto andata in onda mercoledì scorso e che ha cercato di far luce sulla svolta di pochi giorni fa, ovvero quella relativa alla tanto attesa riapertura delle indagini da parte del Vaticano sulla scomparsa della ragazza quindicenne.

Un caso che di volta in volta è sembrato avere legami con le trame più oscure del Vaticano; con gli interessi e l’attività criminale della Banda della Magliana e lo scandalo della sepoltura di Renato De Pedis – un suo elemento di spicco – nella basilica di Sant’Apollinare; con le vicende politiche polacche e l’appoggio anche finanziario a Solidarność; con i misteri economico finanziari dello IOR; con Calvi, il crack del Banco Ambrosiano e la sua morte a Londra; con l’attentato a Giovanni Paolo II, i Lupi grigi e il suo attentatore Alì Agca; con i casi di pedofilia nel clero della capitale; con figure inquietanti come Marco Accetti autoproclamatosi protagonista del rapimento.

Come ben sappiamo infatti, la nota trasmissione Rai, da decenni si occupa dell’inchiesta, cercando di dipanare, con spirito di verità e giustizia, ombre e misteri del torbido caso italiano che da circa quarant’anni – è bene ribadirlo – tiene con il fiato sospeso tutti coloro che hanno a cuore la vicenda della ragazza svanita inspiegabilmente nel nulla.

Federica Sciarelli, è partita dal libro del segretario particolare di Ratzinger, Padre Georg, in uscita in questi giorni in tutte le edicole. In studio con lei, la sorella Natalina Orlandi. Nel libro si parla di “Chi l’ha visto” e di alcune notizie divulgate dalla trasmissione e del noto dossier in cui ci sarebbe scritta la verità su Emanuela: tuttavia Padre Georg nega fermamente l’esistenza di quel fascicolo.

Nel corso della serata poi, la vicenda è stata interamente ricostruita attraverso delle clamorose intercettazioni telefoniche venute fuori negli anni.

La prima in lista è quella di don Pietro Vergari (nella foto), rettore della Basilica e poi indagato per concorso in sequestro di persona: “La verità è tanto complicata”, ha dichiarato in una telefonata il sacerdote che si adoperò per la sepoltura del boss che conobbe in carcere dove prestava servizio come cappellano.

In un’altra intercettazione ancora, Vergari ha difeso de Pedis, giustificando la sua sepoltura perché “al Verano gli sporcavano la tomba per dispetto” e negando fosse stato un criminale, salvo dare poi, subito dopo, del ciarlatano a Pietro Orlandi. L’intercettazione più surreale tuttavia, è stata quella in cui don Vergari, prima di essere interrogato, chiede consiglio al vescovo di Potenza, della Chiesa in cui per diciassette anni è stato nascosto il corpo senza vita di Elisa Claps, in cui lui stesso consiglia di non parlare al telefono poiché indagato.

E infine, in un’altra telefonata, con la moglie di De Pedis, la stessa rassicura don Vergari sul suo avviso di garanzia in merito al sequestro della Orlandi. “Tanto il procuratore nostro sta prosciogliendo, sta archiviando tutto, è roba de pochi giorni don Piè, resista”. E così è stato. L’ultima inchiesta su Emanuela Orlandi è stata chiusa e archiviata nel 2015 dalla procura. Ma adesso il caso è riaperto.

Le dichiarazioni di Pietro, continuano poi, quasi come un fiume in piena pronto a dirompere contro una diga di omertà e ignavia ben radicata e rafforzata negli anni:

“ Le conversazioni su Whatsapp riguardanti Emanuela per noi sono importanti, perché sono intercorse tra due persone molto vicine a Papa Francesco, su due telefoni riservati della santa sede, intorno al 2014, e parlano di documenti di Emanuela, ne parlano come se fosse una cosa grave, qualcosa di attuale, un problema da risolvere in quel momento. Parlano di georadar, come dover pagare i tombaroli,  facendo riferimento anche al cardinale Abril, che avrebbe detto << ci troviamo a settembre e facciamo un inventario di quello che abbiamo trovato >>”. Queste persone erano a conoscenza probabilmente di una parte di quello che è potuto accadere. Parlano di  documenti ritrovati in un luogo specifico, e si capisce che si fa riferimento a documenti di Emanuela, e poi, circa questi documenti si fa riferimento al fatto che non si voleva venisse coinvolto il capo della gendarmeria vaticana.”

Stando dunque a questo scenario, le prospettive riguardanti le successive indagini potrebbero aprire una voragine in terra vaticana dai tratti drammatici quanto sensazionali. Prova di ciò potrebbero essere proprio le conversazioni tra due figure vicinissime al papa, come spiega lo stesso fratello di Emanuela:

“ Nella conversazione uno dei due dice all’altro:  << dobbiamo parlarne a Giani perché è un cosa grave, è un reato! >>

L’altro risponde: << aspetta aspetta, dobbiamo parlarne prima con  il cardinale Abril, perché ci tiene a questa cosa, perché anche il papa ci tiene, cerchiamo di andare avanti e capirne di più! >>

Come se avessero fatto una sorta di indagine interna, come se avessero preso questi documenti, queste cose che riguardano Emanuela e portate da un’ altra parte.

Le conversazioni ci sono stati consegnate, ma non possiamo dire assolutamente come, chi ce le abbia date, ne sia entrato in possesso. Sono due persone che conoscono molto bene Papa Francesco, e che all’epoca della scomparsa di Emanuela non si trovavano ancora in Vaticano.

Stiamo aspettando di poter consegnare questi documenti , chiediamo una convocazione per verbalizzare, così da poter fare ufficialmente nomi e cognomi di queste persone. Questi messaggi sono secondo noi un pezzo di un puzzle molto più vasto, e abbiamo bisogno dell’intervento della magistratura così da poter fare le verifiche opportune,  perché noi non abbiamo questi strumenti per far luce sulla vicenda di Emanuela in maniera ufficiale.”

In poche parole dunque, il Vaticano sa cosa è accaduto a Emanuela Orlandi.

È un concetto che il fratello Pietro ha ribadito già diverse volte e che ha ripetuto, ancora prima, nella puntata di Porta a Porta andata in onda martedì 10 gennaio, dove spiega:

Basta con le fesserie. Il Vaticano sa. Sono sufficienti pochi minuti per raccontare quanto accadde. Almeno gli ultimi tre Papi sanno la verità“: una frase molto chiara che chiama in causa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

Dalle domande di Vespa è venuto fuori poi,  che sono ben cinquanta i messaggi tra le due persone coinvolte, come spiega in maniera dettagliata l’avvocato della famiglia Orlandi , Laura Sgrò:

Messaggi scritti e qualche audio separato da questo scambio. Ci sono delle voci, noi sappiamo chi sono queste persone, sono ancora vive. Speriamo il promotore di giustizia Alessandro Diddi ci chiami quanto prima […] Il nostro desiderio è che si faccia un’indagine vera e attenta ma bisogna essere onesti, va considerato che la magistratura vaticana non ha i mezzi né l’esperienza per affrontare questo caso che dura da 40 anni”.

Questa inchiesta il Vaticano la potrebbe aprire e chiudere in mezz’ora” ha continuato Pietro: “Basta che raccontano quello che sanno. Papa Francesco lo sa, anche Ratzinger lo sapeva. Io sono nato lì dentro, li conosco bene. Conoscono la verità ma è così pesante che faranno di tutto per non farla uscire” mentre Vespa, abbastanza incredulo di fronte a queste certezze ha replicato “ho il dovere di non credere che tre papi si tengano per sé la verità su Emanuela, uno di loro si è anche affacciato alla finestra per pregare per lei”.

Il caso dunque non è chiuso. Non lo è mai stato in realtà: come sempre in questi casi ci augura che la giustizia, a braccetto con il tempo – che talvolta è nemico della verità – possa restituire finalmente non solo un barlume di realtà su quanto veramente accaduto circa quarant’anni orsono, ma, soprattutto, possa fare breccia nella coscienza di chi sa, di chi ha sempre saputo tutto, tacendo in nome dell’ombra.

LA RICERCA nel nostro articolo del 10 gennaio.______

https://www.leccecronaca.it/index.php/2023/01/10/caso-emanuela-orlandi-ancora-novita-ora-il-vaticano-riapre-ufficialmente-le-indagini/

Category: Costume e società, Cronaca

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