BANCA D’ITALIA: UN FURTO SENZA DESTREZZA

| 1 Febbraio 2014 | 0 Comments

Ricapitoliamo: il governo fa un decreto per stabilire le modalità di pagamento dell’Imu e poi chiede la fiducia per evitare il dibattito parlamentare e convertire il decreto in tempo utile. Contesto l’Imu: è l’ennesima bugia di un governo che avrebbe dovuto abolire le tasse sulla casa. Quello che è inaccettabile è che in quel decreto, fatto uscire nel silenzio approfittando del fatto che nello stesso giorno veniva cacciato Berlusconi dal Senato per cui l’informazione si occupava solo di quello, sia stata inserita la privatizzazione di Banca d’Italia.

Nel dettaglio, il decreto sulla privatizzazione di Banca d’Italia prevede: aumento del capitale sociale da 176.000 € a 7,5 miliardi; tassa UNA tantum per la rivalutazione delle quote al 12% (quindi con 900 milioni scarsi se la cavano ed il governo si accontenta); possibilità (questa invece per sempre) di distribuire dividendi sino al 6%, pari a 450 milioni all’anno di regalo (conoscete altri investimenti che ad oggi garantiscano il 6%?); allargamento delle partecipazioni a tutte le banche, assicurazioni, fondi pensione privati che, essendo tali, possono anche divenire di proprietà straniera (finora i soci erano le principali banche provenienti dalla natura di istituto pubblico, senza libertà di commercializzare le quote e di prelevare utili).

Insomma, una marchetta a finanzieri, massoni e criminalità organizzata (notoriamente ben inserita nei salotti della finanza). Il tutto, senza che al Quirinale venisse il dubbio che un argomento del genere non potesse essere trattato per decreto, inserito surrettiziamente in mezzo ad altri argomenti.

Tratto da un articolo dell’on. Massimo Corsaro

Category: Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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