I NODI STANNO VENENDO AL FORCONE

| 20 Dicembre 2013 | 0 Comments

(RdL) Quello che temevo, dal primo giorno, come impatto immediato, si è oramai materializzato, me ne sono convinto.

E’ una protesta autentica, quanto sacrosanta, ma guidata, o comunque sollecitata, da chi non sa offrire mete tangibili, con sbocchi concreti, né idee alternative  effettivamente realizzabili, strumenti cioè che possano trovare lo sbocco nel ‘politico’.

Sono quelli che non si interessano di politica, senza sapere che tanto la politica si interessa di loro; quelli che non vanno a votare, senza capire che tanto gli altri, gli apparati dei partiti del regime, a votare ci vanno e le elezioni sono valide, qualunque sia la percentuale dei votanti; quelli che non si sono resi conto che invece una possibilità, autentica, da pochi mesi, dal nulla, invece adesso c’è e si sta articolando, pronta per quando, prima o poi, con qualsivoglia sistema, si tornerà a votare.

A cominciare dall’Europa, per dire basta, a primavera, con questo comitato di affari dei banchieri dell’alta finanza internazionale e dei politicanti degli apparati secondari loro camerieri.

Ecco, in pratica un referendum, per far crollare dal tetto alle fondamenta una costruzione sovranazionale che non ha senso, per riprendersi la sovranità; e per uscire da una moneta comune, per riprendersi pure la sovranità monetaria: tanto per cominciare, rinegoziando il debito; rilanciando l’economia reale con interventi mirati, dirottando su di essa la liquidità creata ad hoc, a ciò finalizzata, ed eliminando al tempo stesso i costi della politica, degli apparati dei partiti, cioè, dei finanziamenti pubblici diretti, o indiretti, con effetto immediato e totale, non le finzioni maldestre, quanto apparentemente compunte, del Letta nipote; delle risorse improduttive, delle agevolazioni per le banche e gli speculatori finanziari e, last but not least, come dicono quelli che parlano bene l’italiano, delle spese militari.

In Italia, diceva quel genio inesauribile di Leo Longanesi, le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.

Già fatto, o quasi. La rivoluzione di questi giorni è cominciata sulle tangenziali e si sta dirigendo da Eataly di Oscar Farinetti, questo imprenditore radical chic, sedicente filosofo, che si perse Walter Veltroni, a suo tempo mutatis mutandis la stessa operazione di maquillage politico, ma che è stato pronto per Matteo Renzie: o almeno, questo è il pericolo che avverto, con quasi tutti i mass media tradizionali che eruttano  bisogno, già adesso, per quando l’abusivo ci farà sostituire il parlamento delegittimato che ci ritroviamo.

 

 

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Category: Costume e società

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