Una gestione diversa per il sistema calcio- RITROVARE ENTUSIASMO
Una gestione diversa per il sistema calcio
RITROVARE ENTUSIASMO
di redazione lecceccronaca.it
Che triste estate calcistica comincia oggi a Lecce!
Mentre qualcuno spera addirittura che la squadra sia ripescata in serie A e qualche altro teme la serie C, la maggior parte dei leccesi guarda con indifferenza, la cosa peggiore di tutte, alla prospettiva di un campionato di serie B come sentenziato dal campo, quindi sempre in maniera giusta, non dagli organi di giustizia federali, decisioni sempre opinabili.
Comunque sia, nessuno ha capito che cosa sia successo davvero in quel pasticciaccio, anzi, pasticciotto brutto, del presunto illecito nel derby col Bari dell’anno scorso, una storia che, almeno come è stata ricostruita finora qua e là, non appare credibile, per quanto poi la realtà superi spesso la più incredibile delle fantasie.
Nel girotondo, anzi, pizzica, di presunte rivelazioni, clamorose indiscrezioni, gossip, manie di protagonismo, smentite, giuramenti e spergiuri al momento francamente non si capisce pressoché nulla: tipico del resto dei tempi nostri.
Il timore è che la verità processuale, quando arriverà, contribuirà a infittire il mistero, anziché svelarlo: la giustizia sportiva è la brutta copia della giustizia ordinaria, almeno a giudicare dai casi di cronaca più eclatanti degli ultimi anni.
Già, l’indifferenza. Per il calcio, l’arma letale, visto che il calcio è passione, entusiasmo, partecipazione popolare.
Ma è giusto così.
Girano troppi soldi e troppi soldi facili, nel calcio e la colpa è del sistema stesso, che prima si è venduto alla televisione, dimenticando di essere uno sport e diventando spettacolo; poi, ha accettato supinamente il vorticoso giro delle scommesse, che da illegali sono diventate legali, senza che nessuno abbia fatto niente almeno per arginare le degenerazioni evidentissime, e basterebbe davvero poco, come un tetto alle puntate, o tracciabilità bancaria.
Nessuno nel sistema del calcio ha fatto niente, perché a tutti questo stato di cose conviene.
Più spettacolo, più interessi mossi per le grandi famiglie Agnelli, Berlusconi e Moratti, le quali pigliano soldi veri dalle loro attività e usano il calcio in sinergia, in funzione a quelle, dando soldi virtuali.
Calciatori mercenari, procuratori voraci, imprenditori e manager finanziari completano il quadro desolante di un sistema che crede di essersi garantito l’impunità, per essere sopravvissuto a sé stesso tante volte, di fronte a crisi e scandali peggiori.
Chi parla più di doping, dopo le denunce di Zeman?
Tutto finito, tutto in regola?
Come fanno le squadre a disputare tre partite a settimana, dieci mesi all’anno, come impongono le televisioni?
E la famosa “sudditanza psicologica” degli arbitri nei confronti dei potenti non esiste più?
Ma la crisi che preoccupa il mondo occidentale, retto da un’economia speculativa di carattere finanziario, minaccia anche il sistema calcio.
Occorrono strade nuove, una decrescita anche nel pallone.
Occorre recuperare entusiasmo; convincersi che una vittoria della squadra sia una vittoria per tutta una comunità; credere che il territorio si avvantaggi a ogni risultato utile, che tre punti siano tre progressi anche per le attività economiche salentine; che l’Unione Sportiva Lecce sia promozione, identità, appartenenza in tutta l’Europa, per i Leccesi che vivono geograficamente lontani, e per gli Europei che siano interessati a venire nel Salento, turisti non per caso.
Ora, serie A, B o C, questo calcio non ci piace più.
Di questo calcio ci piacciono soltanto i tifosi veri, quelli che vanno allo stadio, e andrebbero in trasferta, se non ci fossero le recenti assurde limitazioni; quelli che seguono col cuore , quelli che attendono con trepidazione; quelli che sono attaccati all’identità, alla tradizione, al territorio; quelli che col calcio rivendicano onore, amore e rispetto.
Ci piaceva il calcio di una volta, quello dei gradoni di tufo del Carlo Pranzo; di Aldo Sensibile e di Franco Causio; di Materazzi, Virgolini, Di Somma; di Ciro Pezzella e Michele LoRusso; di Barbas e Pasculli; ancora quello di Chevanton.
Il calcio dei risultati attesi per radio ore dopo la fine delle partite in trasferta; delle prime radio libere, che improvvisavano improbabili dirette telefoniche; il calcio del mitico Furcina, e degli appassionati che trepidavano per tutta la settimana, prima del rito liberatorio della partita la domenica.
Quelli che il Lecce ha vinto, allora ‘stasera si festeggia; quelli che a ogni gol era una festa.
Quelli che andarono per la prima volta in serie A.
Ma non siamo nostalgici.
La nostra è nostalgia del futuro.
Un calcio migliore, più giusto, autentico, più sano, più bello, è possibile.
Per questo seguiamo con estrema attenzione l’iniziativa in atto promossa dall’associazione Noi Lecce dell’azionariato popolare.
Rimaniamo a disposizione per quello che potremo fare per loro.
La proprietà popolare.
L’idea non è nuova e almeno finora non è stata mai realizzata, lo sappiamo.
Ma ci piace credere che ci sia sempre una prima volta.
Quanto meno ci aspettiamo che la rappresentanza popolare abbia una quota significativa e un importante peso decisionale in quelli che saranno i futuri assetti proprietari dell’Unione Sportiva Lecce, che al momento restano misteriosi e nebulosi.
E una battaglia di passione, di identità, di tradizione.
Per questo ci entusiasma, finalmente!
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Category: Costume e società