I banchieri invadono la Rai – Il conflitto di interesse di Mario Monti

| 9 Giugno 2012 | 1 Comment

 

RAI: COLPO DI SCENA, MONTI SCEGLIE ANNA MARIA TARANTOLA (BANKITALIA)

 

anna-maria-tarantola IMAGOeconomica
Roma, 8 giugno
I Banchieri invadono anche la Rai
Alla presidenza di viale Mazzini, è stata nominata Anna Maria Tarantola, vice direttore generale di Bankitalia. La scelta fatta da Mario Monti è caduta sull’alto dirigente della Banca centrale ed è stata ufficializzata dallo stesso presidente del Consiglio in una conferenza stampa a Palazzo Chigi insieme ai nomi del nuovo Dg di viale Mazzini, del componente del CdA Rai che deve essere indicato dal Ministero dell’Economia, nonchè dei presidenti delle autorità di garanzia, i cui nuovi membri sono stati eletti dal Parlamento tra furiose polemiche.  La Tarantola ha 66 anni, è laureata in economia e commercio, e dal 1971 è in Bankitalia. Il suo nome era circolato qualche mese fa per la nomina a Governatore. Monti ha dichiarato:”Non è una prova di forza ma di buongoverno”  elencando i criteri che hanno guidato la sua scelta tendente ad una solidità di gestione dell’azienda, ed ha poi designato Luigi Gubitosi come Direttore Generale della Rai, al posto di Lorenza Lei. Gubitosi, ex Ad di Wind, è attualmente un alto dirigente di Bank of America per l’Italia. Un’altra nomina resa pubblica dal premier è quella di Angelo Marcello Cardani all’Agcom (Cardani è un professore della Bocconi, collega di Monti). Per la presidenza della nuova Authority dei Trasporti è stato designato Sebastiani, mentre il componente del cda Rai, la cui nomina spetta al ministero dell’Economia, sarà Marco Pinto. Esulta il Pd,  mugugna il Pdl.

Category: Costume e società

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Comments (1)

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  1. redazione - nostro indirizzo mail ha detto:

    Correva l’anno 1994. In Italia c’era stata una vera e propria svolta epocale, il popolo sovrano aveva eletto presidente del consiglio Silvio Berlusconi, affidandogli la speranza di rinnovamento e anzi di rigenerazione, la volontà di ottimismo e anzi di creatività.
    Suo vice era un personaggio simpaticissimo, missino per tradizione – dal momento che ideologicamente era un moderato e tranquillo “socialdemocratico” – e politicamente non solo preparato e sagace, ma pure lungimirante: l’indimenticabile Pinuccio Tatarella.
    Eppure, tranquillo e armonico, sia pur pacatamente, appunto perché sagace e lungimirante, Pinuccio Tatarella a un certo punto di quella stagione memorabile denunciò le manovre contro il suo governo, liberamente eletto dal popolo italiano, ordite da ambienti precisi che egli chiamò “poteri forti”.
    Sappiamo tutti come andò a finire.
    Da allora l’espressione è entrata nel lessico politico abituale, per quanto in maniera confusa e approssimativa.
    Fino ad oggi, quando abbiamo un governo non eletto dal popolo, espressione compiuta di quei poteri forti – alta finanza internazionale, grandi banche, circoli di pressione e di condizionamento privati – andati direttamente al potere.
    Le dichiarazioni e le decisioni di Mario Monti delle ultime ore fanno riflettere.
    Un umorismo sinistro, o una squallida ironia, peraltro sostanzialmente non capite, gli hanno suggerito di lamentarsi del cedimento dei “poteri forti” che lo appoggiano.
    Un po’ come quando la Juventus di Luciano Moggi si lamentava di qualche decisione arbitrale, tanto per sorridere un attimo…
    Poi, le nomine di banchieri ed esperti di imprenditoria e finanza delle ultime ore, in settori cruciali, comunque prestigiosi, in cui però non c’azzeccano nulla, come direbbe il buon Tonino, il quale, a proposito, si è incazzato non poco, e giustamente.
    Abbiamo capito già tanto, adesso il problema è come fare a reagire.

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