LA RIFLESSIONE / LECCE SI RIFA’ IL ‘LOOK’ E DIVENTA ‘SMART’! MA A CHE PREZZO?
di Maria Felice Pepe ______
L’inconfutabile aumento della temperatura globale, cui assistiamo da tempo e in misura sempre più palpabile, impone, non solo per la sopravvivenza delle future generazioni, ma anche per garantire condizioni di vita accettabili nel presente, azioni immediate che ogni amministrazione può e deve compiere; fra queste, piantare nuovi alberi ma, soprattutto, conservare quelli esistenti, quando gli stessi non rappresentano un rischio per l’incolumità pubblica.
Mentre all’estero la cura del verd, e degli alberi di alto fusto in particolare, è considerato un investimento per prevenire danni economicamente superiori, a Lecce invece, e quasi epidemicamente purtroppo in molte zone d’Italia, i progetti di “riqualificazione urbana” (come quelli previsti nel nostro capoluogo per la circonvallazione e i viali storici) portano come conseguenza l’abbattimento di tanti, troppi, alberi sani, insostituibili, pienamente efficienti ed al “lavoro” per noi, equiparandoli a quelli malati o pericolosi; ciò provoca un danno ambientale evidente ma inspiegabilmente negato o ignorato, i cui effetti nefasti si vedranno a breve, quando ormai non sarà più possibile tornare indietro.
Questo accade mentre esperti di arboricoltura, di fama nazionale ed internazionale sostengono che per sostituire, dal punto di vista ambientale, una quercia di 80 anni (leggi “leccio”) bisognerebbe
mettere a dimora non 1,65 alberelli di tre metri come previsto a Lecce e neanche 5-10 come previsto da altre amministrazioni, ma ben 2-3000. Le grandi chiome sempreverdi (dei pini, dei lecci), adeguatamente gestite (cioè senza le potature drastiche e dannose che purtroppo si osservano nella nostra città) non solo hanno una maggiore capacità di assorbire molta più CO2 e inquinanti e di liberare molto più ossigeno di un Albero di Giuda o di un pero ornamentale, ma svolgono in aggiunta un ruolo importantissimo, insostituibile e drammaticamente necessario di mitigazione delle isole di calore (differenza di 3-4° di temperatura fra la città e la campagna ed anche di 12° nelle metropoli). Grazie all’ombreggiamento diretto delle superfici ed al processo di traspirazione, infatti, rinfrescano l’aria e il suolo in maniera marcata ed immediatamente percepibile. Basta camminare lungo le strade in città per percepire la differenza di temperatura fra le zone protette da grandi chiome integre (non più tante ormai) e quelle esposte al sole cocente, dove gli alberi sono stati tagliati, o appena velate da una parvenza, un vago ricordo di chioma. La nostra città si avvia a diventare invivibile, con coprifuoco estivo obbligatorio, in particolare per i soggetti più
fragili, proprio quelli che si vorrebbe tutelare con i progetti di riqualificazione, dalle 9 alle 20.
Se vogliamo evitare che fra una manciata di anni i nostri figli e nipoti ci chiedano conto di cosa abbiamo fatto, nel nostro piccolo, per difendere il loro futuro e di trovarci senza risposta, pretendiamo almeno dai nostri amministratori che cambino radicalmente il loro approccio ai “lavori di riqualificazione” ed a qualsiasi lavoro pubblico che impatti sul patrimonio arboreo, sono questi lavori che si devono adeguare al verde esistente, perché da esso noi dipende la qualità della nostra vita, non viceversa.
Lecce potrebbe cogliere l’occasione per distinguersi come apripista a livello nazionale di un paradigma davvero moderno di progettazione e gestione del patrimonio arboreo cittadino, un esempio “italiano” di approccio di ecologia integrale e visione attenta del futuro.
Maria Felice Pepe per
Coordinamento Alberi e Verde Urbano di Lecce
Category: Costume e società, Cronaca, Politica
Non si poteva dire meglio. Spero che gli amministratori vengano sensibilizzati da questi interventi e che molti cittadini si sveglino per unirsi alle proteste di chi si indigna già da molto tempo per una gestione verde veramente discutibile, sorpassata da una nuova visione che tende ad affrontare gli eventi climatici di cui si sente drammaticamente l’effetto e che prevede l’assoluta tutela del verde esistente, oltre al l’implementazione del nuovo. Grazie prof Maria Felice!
Ottima analisi. Concordo pienamente. È un delitto efferato continuare a ignorare la funzione che gli alberi, segnatamente quelli di alto fusto, svolgono per abbattere la temperatura e mitigare fenomeni estremi.